Mercati di Napoli: la Pignasecca

Non è semplice parlare del Mercato della Pignasecca…si rischia di dire tanto e alla fine non far capire niente. Ma c’è chi ci è riuscito e non è un personaggio qualsiasi. Non a caso infatti, ovunque si faccia riferimento alla Pignasecca, viene fuori la descrizione di Matilde Serao.

Siamo a cavallo tra l’800 e il 900 e la descrizione tra allora e adesso non cambierebbe molto. Un dato di fatto che mostra come quel mercato sia rimasto autentico e intoccabile, nel bene e nel male, indipendente dal tempo che scorre.

“Tutto il quartiere della Pignasecca, dal largo della Carità, sino ai Ventaglieri, passando per Montesanto, è ostruito da un mercato continuo. Ci sono le botteghe, ma tutto si vende nella via; i marciapiedi sono scomparsi, chi li ha mai visti? I maccheroni, gli erbaggi, i generi coloniali, le frutta, i salami, e i formaggi, tutto, tutto nella strada, al sole, alle nuvole, alla pioggia; le casse, il banco, le bilancie, le vetrine, tutto, tutto nella via; ci si frigge, essendovi una famosa friggitrice, ci si vendono i melloni, essendovi un mellonaro famoso per dar la voce: vanno e vengono gli asini carichi di frutta; l’asino è il padrone tranquillo e potente della Pignasecca.

Qui il romanzo sperimentale potrebbe anche applicare la sua tradizionale sinfonia degli odori, poiché si subiscono musiche inconcepibili: l’olio fritto, il salame rancido, il formaggio forte, il pepe pestato nel mortaio, l’aceto acuto, il baccalà in molle. Nel mezzo della sinfonia della Pignasecca, vi è il gran motivo profondo e che turba; la vendita del pesce, specialmente del tonno in pieno sole, su certi banchi inclinati, di marmo. Alla mattina il tonno va a ventisei soldi e il pescivendolo grida il prezzo con orgoglio: ma, come la sera arriva, per il declinare dell’ora e della merce, il tonno scende a ventiquattro, a una lira, a diciotto soldi; quando arriva a dodici soldi, la gran nota sinfonica del puzzo ha raggiunto il suo apogeo.

La Pignasecca non può mai essere pulita; nessun Municipio ha mai osato dichiararla via di sbarazzo. Il quartiere del Sangue di Cristo, detto piuttosto ‘o sanghe d’e galline, per rispetto al nome del Redentore, se ne ride del Municipio”
(da Il Ventre di Napoli, M.Serao)

mercato pignasecca napoli

Leggendo questo passo penserete che la Pignasecca sia un vero e proprio caos all’aria aperta nel pieno centro di Napoli. Noi vi diciamo che…state pensando proprio bene!!!

E’ il mercato per eccellenza, quello del via vai, delle grida, delle pozzanghere in cui si schizza acqua, della bottega e del venditore ambulante, dell’ottimo cibo e della truffa. Non manca niente e a dirla tutta, va bene così, perché è questa la bellezza della Pignasecca.

Il nome Pignasecca viene da “pino secco”, perché proprio un pino si narra che fu l’ultimo albero rimasto in quella zona, dove il cemento prese il posto delle campagne durante la costruzione di via Toledo. La leggenda vuole che il pino divenne residenza di gazze ladre che iniziarono a rubare i preziosi dalle abitazioni della zona, finché non furono cacciate e da quel momento progressivamente morì anche il pino.

Alla Pignasecca si trova, come si suol dire a Napoli, “uno ‘e tutt”, che in italiano diventa “di tutto un pò”.

Dal dopoguerra agli anni 80 è stato il regno del famoso Fortunato Bisaccia, noto come “Furtunat ‘o tarallar”. Qualcuno ricorderà sicuramente il suo grido “Fortunato tene ‘a robba bella, ‘nzogna ‘nzo!”, a cui Pino Daniele dedicò una sua canzone. Ma i taralli ‘nzogna e pepe non sono andati via dalla Pignasecca insieme a Fortunato, ci sono ancora e con loro tantissime delizie della tradizione napoletana. E visto che qui si parla di food, vediamo cosa ci riserva uno dei mercati più importanti della città di Napoli.

Fortunato Bisaccia in una foto di Luciano De Crescenzo in “La Napoli di Bellavista”

Alla Pignasecca si arriva a piedi da via Toledo, girando in uno dei tanti vicoletti che si trovano scendendo da piazza Dante fino a piazza Carità, sul versante destro della strada. Con i mezzi pubblici ci sono la Cumana e la Circumflegrea che arrivano a piazza Montesanto o la metro linea 2 sempre nei pressi di quel luogo, scendendo alla fermata Montesanto.

Si può iniziare di fronte all’ingresso della Cumana, con una bella pizza a portafoglio dalla pizzeria Vecchia Napoli, mangiando ad un tavolino quasi improvvisato sul marciapiedi di piazzetta Montesanto, nel bel mezzo del via-vai di gente.

Se invece avete voglia di frittura allora iniziando a scendere lungo via Portamedina c’è il primo stop targato Fiorenzano, una delle famiglie storiche del food del luogo. Nel 1924 infatti apriva in via Pignasecca la famosa Tripperia che ancora oggi trovate al civico 48 per una bella scorpacciata di ‘O Pere e ‘o Musso.
Ma Fiorenzano col tempo si è dato anche ad altro street food partenopeo e quindi due location che a distanza di circa 200 metri vi immergeranno in taralli, frittura mista, frittatine e chi più ne ha più ne metta (…di olio!).

fiorenzano pignaseccaPiù giù c’è anche un altro luogo legato alla famiglia Fiorenzano, parliamo della tripperia nata negli anni 60 a cura di Emilia Fiorenzano col nome di “Le Zendraglie”. L’origine della parola risale al periodo della dominazione francese, quando al grido di “les entrailles!”, i servi francesi dei palazzi nobili di Napoli, attiravano l’attenzione della plebe, vendendo loro le interiora degli animali avanzati nelle cucine.

mercato pignasecca napoli

Se poi volete mangiare una pizza in comodità, seduti al tavolo all’interno di una pizzeria tipica, allora ci sono “Al 22” e “da Attilio” nei pressi de Le Zendraglie. La pizza è quella tipica napoletana e non resterete assolutamente delusi.

attilio pizza pignasecca

Ma la Pignasecca non vi lascerà il salato in bocca, perchè al civico 22 di via Portamedina c’è dal 1903 l’Antica Pasticceria Scaturchio, fondata lì da Pasquale Scaturchio che a fine 800 si trasferì da Vibo Valentia al centro storico della città partenopea.
E allora tra le tante prelibatezze non vi lascerete scappare un buon babà in quel luogo, dove se ci pensate, la stessa Matilde Serao poteva assaggiare lì già 115 anni fa.

Ma intanto mangiando-mangiando e camminando-camminando non vi sarà certo scappato il clima della Pignasecca.

Avrete sicuramente notato i banchi del pesce, già citati dalla Serao, che alla fine di via Portamedina sembrano un’opera d’arte del mare. L’opera è della pescheria Azzurra che oltre alla fantastica esposizione, vi farà mangiare non solo un’ottima frittura di pesce, ma anche tante altre pietanze a base di pesce della tradizione napoletana.

mercato pignasecca napoli

Frittura, pizza, pesce, taralli, trippa, babà…cosa manca? La frutta!
Direte “e che dobbiamo fare con sta frutta?!”…e allora date un occhio a piazza della Pignasecca, fulcro e cuore che batte al centro di tutto il mercato.

E’ una vera e propria rassegna di fruttivendoli, dai grossi banchi ricchi di qualsiasi frutto vi venga in mente, a quelli col carrettino che dalle campagne portano prodotti locali e appena tirati giù dall’albero.

Nella stessa piazza non mancano storici forni e salumerie, che sembrano scoppiare di prodotti, scatolame, pacchi di pasta, salumi e formaggi e lungo le strade che accompagnano a piazza Carità, tante botteghe di indumenti che sembrano fare da break tra un negozio di alimenti e l’altro.

mercato pignasecca napoli

Questo marasma di grida di mercato, bambini che corrono, massaie indaffarate, motocicli sfreccianti, studenti di ogni età e come se tutto ciò non bastasse, ogni tanto ci scappa anche l’ambulanza del pronto soccorso del Pellegrini, prende proprio il nome di Mercato della Pignasecca.
Se non ci siente mai stati, non esitate a far parte di quei turisti increduli che seduti su uno degli sgabelli di Fiorenzano, guardano il tutto col cuppetiello di frittelle in mano, la macchia di salsa della pizza sulla t-shirt e davanti ai loro occhi scene storiche di quotidianità che durano da secoli e che non riusciranno più a togliere dalla loro mente…nemmeno mentre cercano di far capire al tizio ambulante di turno che non sono interessati ad acquistare i suoi “cazettini”!


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2 commenti su “Mercati di Napoli: la Pignasecca

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