La tradizione natalizia del Capitone

Se c’è qualcosa di gastronomico che rappresenta il Natale a Napoli, quello è il capitone!

Non è solo la femmina dell’anguilla che viene fritta e portata a tavola col baccalà e l’insalata di rinforzo…il capitone è simbolo della vera e propria tradizione che accompagna la vigilia del Natale partenopeo.

Il capitone è al mercato che sguazza tra i suoi simili nell’acqua delle vasche, che tutta la notte tra il 23 e il 24 (ma anche tra il 30 e il 31) sono sorvegliate durante la vendita, perchè ogni tanto qualche furbo scappa e si catapulta giù dalla vasca come un priogioniero che cerca la libertà. Ma non sa che in effetti quello nella vasca è ancora un momento felice per lui.

Dopodiché viene comprato, uno, due, tre, dipende da quanto è “lunga” la tavola della vigilia e in quanti vogliono mangiarlo. Ne basta anche solo uno per tradizione e per scaramanzia…sì, perché l’usanza di cucinare il capitone a Natale, come si dice in dialetto “è buon’augurje” (trad. porta fortuna).

Nelle leggende popolari, la sua forma ha fatto sì che fosse associato al serpente e quindi al simbolo del male. Mangiarlo significa esorcizzare la cattiva sorte.

Dopo l’acquisto inizia il calvario del capitone e la gioia di chi deve mangiarlo. Giunto nelle case dei napoletani, non viene subito tagliato e messo a cucinare, ma è depositato vivo in un recipiente, solitamente la cosiddetta bagnina” e coperto con qualcosa per non farlo uscire. Ma proprio quando sembra che se ne stia tranquillo, quasi addormentato, alzando il coperchio per prenderlo e tagliarlo, scappa finendo per terra, in cucina tra i mobili, rincorso da tutti. Proprio così, chi non conosce la famosa scena del teatro di Eduardo in “Natale in Casa Cupiello” quando il capitone va “miez’ ‘e gravune, sott’ ‘o focolare”?

Prima o poi e non sempre è così semplice, si riesce ad acchiapparlo e portarlo sul tagliere col boia di famiglia di turno, che con un coltellaccio quasi medievale, lo taglia in pezzetti che andranno poi fritti.

Un pò macabra la scena dei pezzetti che continuano a muoversi anche dopo essere stati tagliati, ma in realtà il capitone è già morto, sono solo fasci nervosi che si disperdono pian piano.

Infarinato e fritto, finisce sulle tavole della nostra vigilia di Natale e nonostante a tanti non piaccia (forse solo per la sua forma simile ad un serpente), vi giuriamo che è davvero una leccornia e va assolutamente assaggiato, magari con uno spruzzo di limone.

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