All’ombra del Vesuvio

Il blog “Taste of Vesuvio” nasce con l’intenzione di raccontare e condividere quanto più possibile usanze, prodotti e luoghi di interesse culinario ed enogastronomico che si sviluppano proprio all’ombra del Vesuvio.

Il Vesuvio: una presenza costante nella vita di chi vive alle sue pendici e nell’area circostante.

Nascere, crescere e vivere all’ombra del Vesuvio rende i suoi concittadini un po’ filosofi e un po’ fatalisti, sempre in bilico tra sentimenti contrastanti di odio e amore, di paura e ammirazione verso questo gigante.

Pertanto, prima di procedere nel nostro viaggio, dovremmo cominciare a farci amicizia!

vesuvio carne foodAll’ombra del Vesuvio

Tanto si è detto e tanto si scritto del Vesuvio, fin dall’antichità, ma queste storie più o meno tutti le abbiamo sentite almeno una volta a scuola, su un libro di storia o in una traduzione di latino, o se vi è capitato di fare una visita turistica agli scavi archeologici. La maggior parte, giustamente e purtroppo, sono sulle disastrose eruzioni che hanno sepolto parte dei paesi vesuviani.

Però oggi, qui, ho voglia di condividere con voi il Vesuvio  visto con “gli occhi dell’amore” di grandi scrittori nel corso dei secoli…

Chi non ha mai letto i versi di giacomo Leopardi?

« Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null’altro allegra arbor nè fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra »

Giordano Bruno invece scriveva:

Allora io, rivoltomi da quella parte con i miei limpidi occhi, contemplando quella figura informe e percorrendo con lo sguardo il suo aspetto, nient’altro che un ammasso nerastro di terra, dissi: quello con il dorso prominente, quello con la schiena curva e dentellata, che raggiunge e fende il cielo? Tanto distante di qui, brutto, coperto di fumo, non produce alcun frutto, né pomi, né uva, né dolci fichi: è privo di alberi e di orti, oscuro, tetro, triste, truce, vile, avaro. Ma tu, sorridendo: eppure è mio fratello e mi ama, e vuole bene anche a te. Osservalo bene, dunque, e non disprezzare le sue blandizie. So che non farà niente che ti sia molesto, e se non vorrai rimanerci ritornerai

E potrei continuare con le citazioni, ma credo che questa di Roberto Saviano esprima quello che è il mio, e di tanti altri, pensiero, quando si sta lontani da casa per un periodo più o meno lungo:

E poi d’improvviso appari lungo la strada, Vesuvio. Mi accorgo di come la tua assenza abbia reso in questi anni i miei orizzonti vuoti. Solo guardandoti sento la sicurezza d’essere a casa e la minaccia tua costante che insegna a non perdere l’allerta.

Oltre ad inneggiarlo e a raccontarlo, tanti si sono divertiti a raccontare e scrivere sulle origini del Vesuvio, spesso visto come una rappresentazione del male e del diavolo per la sua “ira funesta”.

Ma un po’ di tempo fa in un documentario proprio sul Vesuvio, ho sentito la leggenda scritta da Pompeo Sarnelli, ed è questa quella che voglio riportavi e che vi farà innamorare un po’ del nostro Vesuvio: video youtube

“Si narra che a Napoli vivesse un tempo un giovane di nome Vesuvio. Costui si innamorò perdutamente di una ninfa, che rubò il suo giovane cuore. Vesuvio la corteggiò disperatamente, arrivò persino al punto di dedicarle una preghiera dolce e disperata, fu così che la ninfa si innamorò di quel ragazzo. Scoppiò l‘amore… i due amanti passavano giornate liete e spensierate in spiaggia, poi un giorno litigarono. La fanciulla venne costretta dai suoi a separarsi da Vesuvio, Lei venne portata in un posto segreto lungo il mare, la distanza e la privazione finirono per rafforzare l‘amore tra i due. Fu così che un giorno la ragazza uscii in mare con un piccola barca a vela e, una volta a largo si abbandonò all‘abbraccio delle acque finchè, non scomparve fra le onde. Divinità marine mosse a pietà, decisero di regalarle una nuova forma di vita, che potesse ripararla e renderla immortale: la sua anima fu tramutata in pietra e così nacque l‘isola di Capri. La notizia della scomparsa arrivò a Vesuvio che, fu sopraffatto dal dolore. La rabbia si impadronì di lui e del suo nobile cuore, e così impazzì. Pazzo, ricolmo d‘amore e di dolore, cominciò a tirare fuori degli enormi sospiri d‘ira che si tramutavano in fuoco. Anch‘egli, divenne di pietra, si tramutò in un monte dal ventre infalcito di lava e lapilli che vomitava fuori insieme alla sua rabbia. Solo la vista della sua Capri gli regalava di tanto in tanto un pò di pace. Quando la vedeva da lontano il suo cuore ridestava, ma il dolore con il tempo si rifà vivo, quando riaffiora lui erutta. Sono più le volte in cui si calma, e guardando il mare: ” Quant‘è bella però la mia regina di pietra. Quant‘è bella la mia Capri” []

capri vesuvio tramontoEd è con questa immagine romantica negli occhi che vogliamo trasportarvi nel cuore pulsante del mondo che vive all’ombra del Vesuvio.


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